E la massima di oggi è...
Grimorium Nigrum - grammatica delle Anime
... Disprezza tutti quelli che calcolano il prezzo delle cose senza capirne il valore

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PARLIAMO D’AMORE…

I DUE ESTREMI DEL NON-AMORE:

Primo estremo

Secondo estremo

L’INNAMORAMENTO

L’Innamoramento è (in un certo senso) sopra-naturale

L’Innamoramento t’amplifica

L’Innamoramento è un demone

L’Innamoramento è (in buona parte) casuale

L’Innamoramento è (in buona parte) irrazionale

L’Innamoramento non va scambiato con l’intesa sessuale

L’Innamoramento proietta qualcosa di te su un altro

Se l’Innamoramento è proiezione di qualcosa di te su un altro, non è Amore Completo

L’AMORE COMPLETO:

L’Amore vero si riconosce davanti al Dolore

L’Amore “sincronizza” – nel Piacere e nel Dolore

L’Amore è realista

L’Amore è falsificazionista ed ingordo di Perfezione

Amore Bianco e Amore Nero

APPENDICE – PUOI FAR INNAMORARE QUALCUNO DI TE?

CONCLUSIONI - I Paradossi dell’Arte

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L’INNAMORAMENTO

L’INNAMORAMENTO È (IN UN CERTO SENSO) SOPRA-NATURALE

… il corpo umano, per esempio, è una creazione che ha una straordinaria resistenza: contiene approssimativamente una quantità di 5 litri di sangue, eppure anche solo con la metà è in grado di essere operativo […] ora io vi chiedo: quanto sangue siete disposti a versare per sopravvivere?

Saw V

Il corpo dell’uomo ha in sé sangue, flegma, bile gialla e bile nera: è questa la natura del suo corpo, e perciò è in malattia o in salute. Quindi, è in salute soprattutto se queste [sostanze] sono proporzionate fra loro in temperamento, facoltà e quantità, e soprattutto se risultano mescolate; è in malattia se qualcuna di queste è troppo poca o troppa, o se dentro il corpo si è separata e non risulta miscelata con tutte le altre.

Ippocrate, De natura hominis 4

Τὸ δὲ σῶμα τοῦ ἀνθρώπου ἔχει ἐν ἑωυτῷ αἷμα καὶ φλέγμα καὶ χολὴν ξανθήν τε καὶ μέλαιναν, καὶ ταῦτ' ἐστὶν αὐτέῳ ἡ φύσις τοῦ σώματος, καὶ διὰ ταῦτα ἀλγέει καὶ ὑγιαίνει. Ὑγιαίνει μὲν οὖν μάλιστα, ὁκόταν μετρίως ἔχῃ ταῦτα τῆς πρὸς ἄλληλα κρήσιος καὶ δυνάμιος καὶ τοῦ πλήθεος, καὶ μάλιστα μεμιγμένα ᾖ· ἀλγέει δὲ ὁκόταν τι τουτέων ἔλασσον ἢ πλέον ᾖ ἢ χωρισθῇ ἐν τῷ σώματι καὶ μὴ κεκρημένον ᾖ τοῖσι ξύμπασιν.

A partire dal medico greco Ippocrate, nella cultura occidentale ha dominato l’idea che la “sanità” corrisponda allo “stato naturale” e che lo “stato naturale” del corpo sia il giusto equilibrio tra i diversi liquidi che ci scorrono dentro.

Vi sembra un’idea scema? Allora provate a levare dal vostro corpo 3 litri d’acqua o di sangue, e poi venitemi a raccontare come vi sentite.

Quando poi è in ballo la sanità mentale, alcuni liquidi sono più importanti degli altri. Secondo gli psichiatri la sanità mentale è data dall’equilibrio tra certe sostanze che ci sguazzano nel cervello (mi riferisco in particolare a dopamina, serotonina e noradrenalina: ne parlerò ancora…).

Quest'equilibrio può essere alterato prendendo droghe; e se a qualcuno l’equilibrio manca già di suo, no problem!: glielo si regola con droghe legali - psicofarmaci!!: hai troppa dopamina e sei troppo frenetico/a? Beccati un Valium! Hai poca serotonina e sei depresso/a? Beccati un Prozac!

L’ideale di “mente sana” di tanti psichiatri è una macchina stabile ed efficiente, capace di pensare ed emozionarsi solo nel giusto, tiepido dosaggio! Peccato che con l’innamoramento quest’ideale vada completamente a farsi fottere; peccato che nel cervello di chi s’innamora l’equilibrio delle sostanze che ho nominato prima sballi di brutto, nello stesso identico modo in cui sballa con certe droghe.

Sia che crediamo al poeta greco: “Ogni tanto anche impazzire è piacevole”, sia a Platone: “Padrone di sé, invano bussò alle porte della poesia”, sia ad Aristotele: “nessun grande ingegno fu senza mescolanza con la follia” - solo una mente ‘disturbata’ può dire qualcosa di grande e al di sopra degli altri.

Seneca, Dialoghi, IX 17, 10

siue Graeco poetae credimus ‘aliquando et insanire iucundum est’, siue Platoni ‘frustra poeticas fores compos sui pepulit’, siue Aristoteli ‘nullum magnum ingenium sine mixtura dementiae fuit’: non potest grande aliquid et super ceteros loqui nisi mota mens.

Ma metti via esitazioni ed ansia di guadagno,
E memore, finche è permesso, dei fuochi neri
Mescola coi pensieri una breve follia:
è dolce esser folli a tempo debito.

Orazio, Carmina IV, 12

verum pone moras et studium lucri
nigrorumque memor, dum licet, ignium
misce stultitiam consiliis brevem:
dulce est desipere in loco.

Ecco dimostrato che l’innamoramento non è uno stato naturale! E perciò ora io domando: la “sanità - stato naturale” è sempre buona?

O è buona la “sana” tranquilla esistenza che quasi tutti noi trasciniamo di giorno in giorno?
Pensateci molto bene, prima di rispondere. Osservate attentamente le strade che percorrete tutti i giorni. Guardate la gente. Ognuno brama successo, brama di farsi vedere in TV o in Internet, nell’interno sicuro dello schermo, ma per strada si mimetizza in abiti e movimenti e parole anonimi, cauto e timoroso del giudizio dei passanti che incrocia; oppure cerca protezione dietro i marchi e gli slogans d’una moda, di un’organizzazione, senza capirne quasi mai il vero senso.

Così, ogni giorno, camminiamo tutti per le solite strade, sbattendo gli occhi contro i soliti volti. Non ci salutiamo mai oppure, peggio, ci scambiamo salutini formali, telegrafici, tiepidamente cordiali.

Non ci conosciamo affatto, né mai, ed in fondo non ce ne frega nulla. Anzi, scansiamo quelle persone i cui volti tradiscono collera-dolore-angoscia, come se fossero degli appestati!: sentire dolore ci mette a disagio, e gli sfuggiamo con tutte le distrazioni possibili – svaghi, droghe, sesso, psicofarmaci, e persino atti di carità per sciacquarci la coscienza con chi, dal dolore, non può fuggire!!

Magari qualche volta, annoiati e/o insoddisfatti di noi stessi, ci concediamo un po’ di curiosità gli uni sugli altri,
magari fantastichiamo gli uni sugli altri,

basandoci su pettegolezzi o su improbabili deduzioni ricavate dagli abiti, dai gesti, dalle voci. Ma quelle fantasie svaniscono velocemente, perché abbiamo da fare i cazzi nostri.

Magari, finalmente, afferriamo con qualcuno una nuova occasione di sfuggire alle rispettive angosce, e di soddisfare una disperata fame d’intimità e di piacer(no!, non vero piacere come troppi credono, ma di)sollievo!,
dopo esserci assicurati d’essere gradevoli, affidabili, inoffensivi l’uno per l’altro.
Conversiamo amabilmente su argomenti la cui unica vera utilità è farci credere interessanti, ci strofiniamo sulle rispettive zone erogene, ci coccoliamo l’un l’altro come si coccola gli animali domestici - e poi, saziata quella fame

ci risalutiamo e torniamo ognuno ai cazzi propri, almeno finchè la fame non tornerà a morderci le budella.

Magari nel frattempo ci reincontriamo, ci diciamo - non senza disagio: “Mi fa molto piacere reincontrarti!!!” - ma son solo stronzate cortesi/formali.
Le nostre cortesi formalità assumono il sapore del fiele quando le vediamo per ciò che sono veramente: una delle timide elemosine con cui compriamo il silenzio
dei tiepidi sensi di colpa per la nostra incapacità/terrore d’essere pienamente noi stessi, soprattutto nel dolore!,
dei tiepidi sensi di colpa per la nostra indifferenza ed incomprensione e paura degli altri!!!


Creaturine tiepide, opportuniste, false, vigliacche, diamo a questo Inferno quotidiano il nome pomposo di “Relazioni Sociali”. E meritiamo di bruciarci, in quest’Inferno fottuto.

Perché per tutti noi le vite degli altri sono come quei libri che giuriamo falsamente d’avere letto tutti - ed invece ne abbiamo sollevato a malapena le copertine.

Questo è il gregge quotidiano dei “mentalmente sani”!, questo è un Inferno! E se l’indifferenza e la distanza dal dolore ci durassero per sempre, tale Inferno potrebbe apparirci addirittura confortevole – senonchè…

Senonchè, a volte, c’innamoriamo. E a volte, magari, amiamo.