E la massima di oggi è...
Grimorium Nigrum - grammatica delle Anime
... Disprezza tutti quelli che calcolano il prezzo delle cose senza capirne il valore

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PARLIAMO D’AMORE…

I DUE ESTREMI DEL NON-AMORE:

Primo estremo

Secondo estremo

L’INNAMORAMENTO

L’Innamoramento è (in un certo senso) sopra-naturale

L’Innamoramento t’amplifica

L’Innamoramento è un demone

L’Innamoramento è (in buona parte) casuale

L’Innamoramento è (in buona parte) irrazionale

L’Innamoramento non va scambiato con l’intesa sessuale

L’Innamoramento proietta qualcosa di te su un altro

Se l’Innamoramento è proiezione di qualcosa di te su un altro, non è Amore Completo

L’AMORE COMPLETO:

L’Amore vero si riconosce davanti al Dolore

L’Amore “sincronizza” – nel Piacere e nel Dolore

L’Amore è realista

L’Amore è falsificazionista ed ingordo di Perfezione

Amore Bianco e Amore Nero

APPENDICE – PUOI FAR INNAMORARE QUALCUNO DI TE?

CONCLUSIONI - I Paradossi dell’Arte

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© Vincenzo Muggittu 2007-9

Creative Commons License
Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

EPILOGO

Quando dici la tua a qualcuno, la differenza fra sincerità e sfacciataggine sta nel cuore di chi ti ascolta.

(Frase citata approssimativamente da Namastey London, filmetto di Bollywood leggero e frizzantino come un vino da pasto)

Ho detto tante cose sull’Amore Vero, sull’Amore tosto!; ma ciò che ho detto è solo una goccia nell’oceano, che si concede la sola ambizione d’essere stata un pochino originale e sincera.

Ma solo adesso vi rivelerò il meglio - o il peggio, a seconda dei punti di vista:

La forma d’Amore che è la più intensa, la più santa e la più perversa al tempo stesso è
l’Amore di Colui/Colei che crea per l’Ideale che ispira le sue creazioni...

... Ideale che alimenta il fuoco di un’Ossessione che spesso non ha riguardo di NIENTE - né di Colui/Colei che Crea, né di Colui/Colei che è il Suo ‘Tramite’.

Perché l’Artista può sottoporre la sua Musa alle più devote venerazioni oppure alle sevizie più efferate in nome dell’Ideale che intravede in lei, pur senza “sporcarsi le mani”; e se l’Artista dipinge fantasie di sevizia di cui la sua Musa è Tramite e Vittima, all’inizio molti potranno pure gridare allo scandalo, ma alla fine la malsana Bellezza dell’Opera dell’Artista prevarrà.

Anzi, l’Artista sarà glorificato per un’Opera che, se lui avesse compiuto con le sue mani anziché con la sua fantasia, l’avrebbe fatto sbattere in galera come minimo.

Ma la sua Musa resta prosciugata, violata - ingiustificabilmente, spesso irrimediabilmente.

E c’è di peggio ancora in quest’Amore:

solo di rado Colui/Colei che è ‘Tramite’ dell’Ideale sopravvive spiritualmente (e a volte nemmeno fisicamente) a Colui/Colei che Crea.

Prendiamo un esempio facile e famoso - quello di Dante Alighieri e Beatrice:

poco importa se la sua Beatrice abbia accettato o no il poetico invito

E come disse Dante a Beatrice:
“Apri le gambe e ti faccio felice!”

;P...

... Quel che importa è che la sua Arte l’ha raffigurata nel compiere orridi cannibalismi (nella Vita Nuova - cap. III - Beatrice gli mangia anche letteralmente il cuore!); quel che importa è che una ragazza carina ma (per quanto ne sappiamo) nulla più, dal nome abbastanza sfigato di Bice Portinari, sposata col ricco Mone De’ Bardi e morta forse di parto in giovane età, è stata consegnata alla storia non per ciò che LEI è stata ed ha fatto, ma per ciò che Dante ha fatto di lei.
Come un sadico collezionista di farfalle, il Poeta l’ha inchiodata alle pareti dell’Eternità; e del Poeta, non della sua Musa, è stata infine la gloria.

Per farla breve, la relazione tra Colui/Colei che crea e Colui/Colei è ‘Tramite’ dell’Ideale che Ispira le sue creazioni non è poi tanto diversa dalla relazione tra un Serial Killer e la sua vittima.

La gente ricorda rabbrividendo il nome del Serial Killer, e ricorda i nomi delle sue vittime (gente altrimenti “comune”) proprio perchè sono state le sue vittime.

Ciao,
Tu non mi conosci, ma io conosco te.
[…]
Ho una malattia che mi divora dall’interno - e sono stanco, stanco di chi non riesce ad apprezzare il dono della vita.
******,
Voglio fare un gioco.
[…]
Vivere o morire: fa’ la tua scelta.

Saw - l’Enigmista

Ma qui io, nel concedermi la superbia ed il rischio di sentirmi pure io un po’ Artista, voglio fare la differenza. E perciò ora mi rivolgo direttamente

a TE, ‘Tramite’ supremo dell’Ideale che tuttora mi consuma - mia/o ennesima/o tiepida/o ottusa/o Ammiratrice/tore che leggi, affamata/o del mio SucCesso - ma insensibile al mio Lutto, schizzinosa/o del mio Tormento!:

Io ti conosco, ormai. Fiuto ogni ansia, paranoia, debolezza, insicurezza, miseria da te nascosta dietro l’impacciata indifferenza che m’infliggi di proposito solcando le mie strade col tuo corpicino, dietro le foreste di cazzi/fiche ciondolanti con cui ti fai scudo dalla vita.

E - già sapendo come sarai consumata/o da tutto questo - contemplo e sbarro una per una le voci ben ordinate della tua agenda di cazzate, spremendo Arte dal mio crescente dispiacere per i tuoi progressi nel fallire come Essere Umano, pur travestiti da successi professionali.

Chiodo dopo chiodo, da abissali distanze, io stesso ti sto inchiodando alle Pareti dell’Eternità - e non me lo puoi impedire!,

A MENO CHE

tu non s-prigioni da te stessa/o, solo da te stessa/o!, L’Umile Forza d’una Nobile Gentilezza - di un’UMANITÀ così vera, così struggente da disarmare la mia Ossessione ormai fattasi Arte Oscura
- a meno che tu non mi dimostri d’avere davvero compreso la segreta direzione indicata dai miei insegnamenti, visto che cianciavi di tenere così tanto alla mia guida.

Alla fin fine, l’ispirazione, la passione, l’ammirazione, la provocazione che m’infliggi si coagulano in null’altro che un rovente Imperativo:

Abbi il fottuto fegato di s-catenare la Vera Bellezza che soffochi vilmente dietro recite intossicate da ‘signora/e di mondo’!;
Abbi il fottuto fegato di amare davvero (e non necessariamente d’amare me)!!

Perchè se non ne avrai il fegato, la mia Arte completerà la sua Nera Opera nutrendosi della tua anima

- e, facendo di te PERENNE MONITO,
Con ‘amabile disprezzo
ti marchierà la parola:

BOCCIATA/O.

COSÌ
IO
AMO!

(Salvati dal mio Amore, cazzo!!)

Del resto, ormai io so piuttosto bene che darsi totalmente all’Ideale dà Gloria - MA ANCHE CHE
la Gloria, comunque sia ottenuta, è un vile metadone, un pallido sostituto della Felicità.
Ed eterna potrebbe essere la mia Opera, eterno il mio nome - ma NON IO. Mai io.

Anzi, proprio come quegli Amanti che mettono in dubbio tutto, io stesso vi confesso d’avere il dubbio d’essere stato un po’ troppo parolaio – d’essere stato, come la dea greca Afrodite, un δολοπλόκος – un “tessitore d’inganni”. E, in attesa di conferme o smentite da parte del tempo, ve ne chiedo in anticipo perdono.

Ἔρρωσθε. (=arrivederci/addio.)


I Paradossi dell’Arte

1. Qualcuno
Pianse sincero al suo sepolcro.

Sdraiati su prati smeraldini
Che il suo putrefarsi alimenta
Studiosi promettenti s’inebriano
Della vibrazione dolceamara
Delle sue parole e gesta estreme.
E mentre questi impareranno,
Dame irte di spine adamantine
Deporranno un bacio, ed amicizia
Eleganti: e grate d’essere
State da lui un tempo denudate
Da Catene e ipocrite Morali
E infine morse, accarezzate
Paternamente sulla nuda anima
S’accomiateranno per tornare
Fra braccia di Consorti nobili
Che avrebbero saputo amarle
Di quel feroce ‘Amore’ che spezzò
Le Catene d’un Sistema intero;
Di quel feroce ‘Amore’ che lui
Rese manifesto e nobile.

Un mondo più libero e felice
rimpiangeva ancora le carezze
e i morsi che, primo, lui gli diede.
Lui. L’Artista.

2. Amato e bramato oltre la vita,
sognato bello, ma d’una bellezza
eppure a lui estranea e molesta
lo spettro suo deride dolcemente
la beffa di cui son felici vittime
i suoi entusiasti ammiratori:
non fu MAI destinato a loro
l’‘Amore’ suo.

Una, una sola egli amò
Di quel feroce ‘Amore’ che spezzò
Le Catene d’un Sistema intero;
forse, troppo ‘Amore’!, per lei sola
che oppressane, atterrita e nauseata
lo rigettò, restando impastoiata
fra i vacui rottami imbellettati
di quel Sistema stesso che l’‘Amore’
dell’Artista avrebbe infranto.

Un mondo più libero e felice,
ma a che prezzo??? La sola Anima di lei
valeva forse meno? Ingannatore ed
ingannato, lo spettro dell’Artista
continua a mordere il sepolcro, lo
rode e castiga una domanda:
“Se fossi stato meno complicato,
se avessi saputo darle Amore
normale’, Amore fatto di catene!,
saremmo stati schiavi ma felici?
Noi due, a prezzo dell’intero mondo?
A prezzo dell’intera Arte??”

3. E ancora si strugge. Nel pensare:
“Se lei non m’avesse morso il cuore,
ricambiata; se fosse rimasta
una dei miei ciechi ammiratori
che da miopi sicure distanze
sognano di bermi, e di esser squarci
nel mio cuore, attraverso cui trabocca un
purpureo e spinoso Sacramento
(‘Amore’, lo chiamano! Ma basta?)
- se non fosse stata… più vicina,
mi avrebbe amato come loro?
Mentendo, l’avrei resa felice??
O invero, ho io mentito al cuore mio?,
mentito al cuore d’ogni uomo
d’una menzogna salvatrice?”

Pur pago di sé, pur non pentito
D’avere vissuto le sue scelte e
Nobile nell’Oscura sua Onestà ed
Orgoglioso d’avere salvato
il mondo da se stesso, egli sa
che LEI È DANNATA. E LUI CON LEI. E
beffardo, e BEFFATO, bestemmia
contro Dio ed il mondo a denti stretti
- Dio e Mondo, crogiolantisi beati
Nelle sue Bestemmie più belle.