AMORE BIANCO E AMORE NERO
A volte l’Amore distrugge e
Più spesso costruisce/distrugge.
Non so se l’Amore-Che-Costruisce (io lo chiamo Amore Bianco) esista allo stato puro: moltissimi ci credono, credono d’arrivarci, e secondo loro è questo lo stato idilliaco dell’Amore. Secondo me, però, quando credono che l’Amore Vero costruisca soltanto, continuano a rifugiarsi dietro illusioni da innamoratini. |
Certo, l’Amore costruisce, eccome!: costruisce famiglie, costruisce figli, costruisce l’anima stessa di chi ama. E certamente l’Amore ha le sue “fasi bianche”, in cui i due Amanti si concentrano sul costruire qualcosa insieme, gioiosamente. |
Per modellare una stupenda statua |
Ma più spesso, poiché la natura umana continua a trascinarsi pigra, vile, limitata!, la Gioia si appiattisce nella Tranquillità; la Tranquillità s’appiattisce nell’Abitudine; l’Abitudine s’appiattisce nella Noia; e l’Intesa fra gli Amanti s’appanna.
È allora che l’Amore Vero si arma di frusta come un antico Genitore severo, e sprona gli Amanti a muovere il culo, a ROMPERE i loro schemi e gusci, a RISCHIARE!Che compagna vorrebbe avere Vorrei avere una compagna tale Ausonio, Carm. LXXXIX |
QVALEM VELIT HABERE AMICAM. |
Così vedess'io lui [Amore] fender per mezzo S'io avessi le belle trecce prese, Dante Alighieri, Rima 46 (CIII) |
-Lo sai che tu sei la mia unica puttana - |
L’ingordigia stessa dell’Amore esige questo.
Amanti coraggiosi e fieri si fronteggiano e si schiaffeggiano selvaggiamente a colpi di realtà:
E infine, raramente, alcuni amanti si spingono molto (forse TROPPO?) oltre.
Alcuni Amanti non aspettano la Noia per infliggersi tormenti simili. Alcuni Amanti sono talmente ingordi che non possono mai smettere di raffinarsi con supplizi continui. Cercano continuamente conferma di nuovi orizzonti del loro Amore in un DOLORE sapientemente inflitto e condiviso. Senza mai arrendersi totalmente l’uno all’altro, si provocano, si pungolano, si aizzano malignamente. Esasperati dall’idea di non godere mai abbastanza della reciproca pienezza, lambiscono il sogno d’annientarsi a vicenda in una deflagrazione cosmica, perché sentono il mondo intero troppo stretto per loro.
In questo stato l’amore diventa spesso follia, se il suo impeto non è frenato da una straordinaria prudenza e da una pari costanza. In questo stato sorgono spesso liti fra gli amanti: essi attaccano spesso brighe e, quando mancano reali motivi di ostilità, ne inventano di fittizi e spesso di inverosimili. In questo stato l’amore si trasforma spesso in odio, dato che nulla può soddisfare il reciproco desiderio. Da qui accade quel che spesso abbiamo visto in alcuni: quanto più ardentemente sembravano amarsi prima, con tanto più violento odio si perseguitano dopo. Anzi, cosa ancora più stupefacente, spesso nello stesso e identico momento si odiano in maniera tale da continuare tuttavia a bruciare di desiderio e si amano in maniera tale da continuare ugualmente a perseguitarsi con odio. Pertanto, amando odiano e odiando amano, e in modo mirabile - anzi, miserabile - l’odio cresce dal desiderio e il desiderio dall’odio. «E il fuoco e la grandine mescolati si abbattono su di loro» [Es., 9.24]: né la vampa del desiderio può sciogliere il gelo dell’odio, né la grandine della repulsione può spegnere il fuoco dell’ardente concupiscenza. Ma oltre ogni misura, anzi contro ogni legge di natura, il fuoco si ravviva nell’acqua, perché l’incendio dell’amore divampa per effetto del reciproco antagonismo più di quanto non possa rafforzarsi per effetto della reciproca concordia. Riccardo di S. Vittore († 1173), De IV gradibus violentae caritatis 16 |
| In hoc statu amor saepe quasi in insaniam uertitur, nisi mira prudentia parique constantia eius impetus refrenetur. In hoc statu inter amantes saepe irae surgunt, saepe rixas committunt, et cum uerae inimicitiarum causae non suppetunt, falsas et saepe nec uerisimiles fingunt. In hoc statu amor saepe in odium transit, dum mutuo desiderio nihil satisfacere possit. Hinc fit illud quod saepe in quibusdam uidimus, ut quo se prius ardentius diligere uidebantur, eo se postmodum uehementiori odio persequerentur. Immo, quod magis mirum est, saepe sub uno eodemque tempore sic odiunt ut tamen per desiderium aestuare non desinant et sic diligunt ut tamen uelut ex odio persequi non desistant. Diligendo itaque odiunt et odiendo diligunt, et modo mirabili, immo miserabili, crescit ex desiderio odium et ex odio desiderium. Et «ignis et grando mixta pariter feruntur» dum nec aestus desiderii odii gelu possit dissoluere, nec detestationis grando concupiscentiae ardentis ignem possit exstinguere. Supra modum autem, immo supra naturam ignis conualescit in aqua quia amoris incendium magis exaestuat ex alterutra contradictione quam inualescere posset ex mutua pace. |
Una volta fu chiesto davanti a me in cosa consistesse il più grande piacere dell’amore. Qualcuno rispose naturalmente; -Nel ricevere-, ed un altro: -Nel donarsi-. Ma io dico: la voluttà unica e suprema dell’amore sta nella certezza di fare il male. - E l’uomo e la donna sanno dalla nascita che nel male si trova ogni voluttà. Baudelaire, Fusées |
Une fois il fut demandé devant moi en quoi consistait le plus grand plaisir de l’amour. Quelqu’un répondit naturellement: à recevoir, – et un autre: à se donner. – Celui-ci dit: plaisir d’orgueil! – et celui-là: volupté d’humilité! Tous ces orduriers parlaient comme l’Imitation de Jésus-Christ. – Enfin il se trouva un impudent utopiste qui affirma que le plus grand plaisir de l’amour était de former des citoyens pour la patrie. Moi je dis: la volupté unique et suprême de l’amour gît dans la certitude de faire le mal. – Et l’homme et la femme savent de naissance que dans le mal se trouve tout volupté. |
-Tu tienilo in trappola […] Ang Lee, Lussuria |
Siamo stati troppo avidi, baby... nient’altro. Luna di Fiele |
Qualcuno potrebbe giudicare: “Una relazione così perversa e maligna non può essere Vero Amore!”.
Beh, forse costoro fanno bene a giudicare “perverso” quest’Amore. Ma in fondo quale Amore, in quanto “sopra-naturale”, non è perverso?
E forse fanno bene persino a giudicarlo “maligno”. Io stesso esito a giustificare una simile carneficina, anche se voluta di comune accordo.Forse l’Amore Nero richiede solo d’essere affrontato a testa alta, cavalcato, indirizzato.
Ma non ne ho ancora certezza, perché tutti quei pochi, conosciuti da me, che ne sono stati Maledetti
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Forse un giorno saprò dirvi di più. Per adesso mi concedo solo una sciocca moralina citata da quel monellaccio di Nietzsche:
Ma anche il vostro amore migliore è solo un’estatica similitudine e un doloroso ardere. È una fiaccola che deve guidarvi su più alti cammini. Al di sopra di voi stessi dovrete amare! Solo così imparate ad amare! E perciò dovete bere l’amaro calice del vostro amore. Nietzsche, Così parlò Zarathustra, I, Del figlio e del matrimonio |
Aber auch noch eure beste Liebe ist nur ein verzücktes Gleichnis und eine schmerzhafte Glut. Eine Fackel ist sie, die euch zu höheren Wegen leuchten soll. Über euch hinaus sollt ihr einst lieben! So lernt erst lieben! Und darum mußtet ihr den bittern Kelch eurer Liebe trinken. Nietzsche, Also sprach Zarathustra, I, Von Kind und Ehe |
Questa (credetemi: ve lo dice qualcuno che ha già assaggiato un sacco di alternative :)) è forse la nostra unica, minuscola, autentica possibilità d’essere felici.



