E la massima di oggi è...
Grimorium Nigrum - grammatica delle Anime
... Disprezza tutti quelli che calcolano il prezzo delle cose senza capirne il valore

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PARLIAMO D’AMORE…

I DUE ESTREMI DEL NON-AMORE:

Primo estremo

Secondo estremo

L’INNAMORAMENTO

L’Innamoramento è (in un certo senso) sopra-naturale

L’Innamoramento t’amplifica

L’Innamoramento è un demone

L’Innamoramento è (in buona parte) casuale

L’Innamoramento è (in buona parte) irrazionale

L’Innamoramento non va scambiato con l’intesa sessuale

L’Innamoramento proietta qualcosa di te su un altro

Se l’Innamoramento è proiezione di qualcosa di te su un altro, non è Amore Completo

L’AMORE COMPLETO:

L’Amore vero si riconosce davanti al Dolore

L’Amore “sincronizza” – nel Piacere e nel Dolore

L’Amore è realista

L’Amore è falsificazionista ed ingordo di Perfezione

Amore Bianco e Amore Nero

APPENDICE – PUOI FAR INNAMORARE QUALCUNO DI TE?

CONCLUSIONI - I Paradossi dell’Arte

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L’AMORE “SINCRONIZZA” – NEL PIACERE E NEL DOLORE

Quando fra due persone scatta l’intesa vera (non l’intesa dell’innamoramento basata sul malinteso!), scatta un fenomeno affascinante che si chiama sincronizzazione:

tu inizi una frase e lui/lei la termina,
tu hai un pensiero o una sensazione e lui/lei te li legge subito in faccia,
tu fai un movimento e lui/lei fa un movimento a tempo col tuo.

Due Amanti perfettamente sincronizzati possono addirittura riuscire a comunicare tra loro senza parlare.
Tra i due c’è una sintonia così intensa e viscerale che la scoperta scientifica dei neuroni-specchio basta appena a spiegarne la superficie.

Voglio farvene assaggiare un esempio antichissimo (2800 anni fa!) e dintensità forse mai superata:

È un dialogo: nel riquadro sopra, parla lei. Nel riquadro sotto, risponde lui.

Ora, per favore, dimenticate che questi Amanti vivevano in una cultura in cui l’uomo faceva la guerra e la donna faceva la calza (questo non piace nemmeno a me!): non è ciò che c’interessa.
Dimenticate assolutamente quel film ma-IA-lamente scopiazzato da qui, il cui nome iniziava per TROY- e finiva per … AIO.

Potrei farvi notare tante cose di questo dialogo. Potrei spiegarvi cos’è la “civiltà di vergogna” a cui lui accenna. Potrei parlarvi della tragica grandezza di chi, nonostante tutto, va incontro al suo Destino. Potrei stupirvi con effetti speciali e colori ultravivaci -_-‘. MA PER ORA

Vi basterà guardare l’ordine e la somiglianza delle parole evidenziate!: se ci fate caso, si rispecchiano (in retorica si dice: fanno chiasmo). Le parole di lui (Ettore) fanno eco alle parole di lei (Andromaca), in un crescendo (in retorica si dice: climax) di tremenda intensità.

Andromaca gli stava vicino [ad Ettore] lacrima versando;
allora gli strinse la mano - parola disse - proclamò:
“Mio signore, la tua energia ti consumerà; e non hai pietà
Del figlio piccino e di me disgraziata che forse vedova
Di te sarò. Forse infatti t’uccideranno gli Achei,
Tutti a te addosso; ma
per me meglio sarebbe,
di
te privata, finir sottoterra: infatti non più altro
sollievo ci sarà qualora TU al destino andassi incontro,
solo
tormenti; e non ho padresignora madre
[…];
Ettore, invero
tu mi sei padre e signora madre
E
fratello, tu a me fiorente consorte:
ah!, abbi ora pietà e qui resta sulla torre,
non rendere il figlio orfano e vedova la donna;
ferma l’esercito presso il caprifico, dove più
attaccabile è la città e varcabile risultava il muro:
tre volte infatti, là giunti, tentarono i migliori [Achei]
[…]:
- Forse li ha informati uno che oracoli
bene conosce
- Forse, anzi, il loro spirito li spinge e comanda.”

(Omero, Iliade VI 405-439)

Ἀνδρομάχη δέ οἱ ἄγχι παρίστατο δάκρυ χέουσα,
ἔν τ' ἄρα οἱ φῦ χειρὶ ἔπος τ' ἔφατ' ἔκ τ' ὀνόμαζε·
δαιμόνιε φθίσει σε τὸ σὸν μένος, οὐδ' ἐλεαίρεις
> παῖδά τε νηπίαχον καὶ ἔμ' ἄμμορον, ἣ τάχα χήρη
σεῦ ἔσομαι· τάχα γάρ σε κατακτανέουσιν Ἀχαιοὶ
πάντες ἐφορμηθέντες·
ἐμοὶ δέ κε κέρδιον εἴη
σεῦ ἀφαμαρτούσῃ χθόνα δύμεναι· οὐ γὰρ ἔτ' ἄλλη
ἔσται θαλπωρὴ ἐπεὶ ἂν σύ γε πότμον ἐπίσπῃς
ἀλλ'
ἄχε' · οὐδέ μοι ἔστι πατὴρ καὶ πότνια μήτηρ.
  […]
Ἕκτορ ἀτὰρ
σύ μοί ἐσσι πατὴρ καὶ πότνια μήτηρ
ἠδὲ
κασίγνητος, σὺ δέ μοι θαλερὸς παρακοίτης·
ἀλλ' ἄγε νῦν ἐλέαιρε καὶ αὐτοῦ μίμν' ἐπὶ πύργῳ,
μὴ παῖδ' ὀρφανικὸν θήῃς χήρην τε γυναῖκα·
— λαὸν δὲ στῆσον παρ' ἐρινεόν, ἔνθα μάλιστα
— ἀμβατός ἐστι πόλις καὶ ἐπίδρομον ἔπλετο τεῖχος.
— τρὶς γὰρ τῇ γ' ἐλθόντες ἐπειρήσανθ' οἱ ἄριστοι
  […]
— ἤ πού τίς σφιν ἔνισπε θεοπροπίων
ἐῢ εἰδώς,
— ἤ νυ καὶ αὐτῶν
θυμὸς ἐποτρύνει καὶ ἀνώγει.

Le replicò il grande elmo-brillante Ettore:
“Invero anche a me tutto ciò sta a cuore, donna; ma assai terribilmente
Mi vergognerei dinanzi a Troiani e Troiane lunghi-pepli
Se come un vile mi tenessi lontano dalla guerra;
né me lo
spirito comanda, dato che ho appreso ad esser valoroso
sempre e coi primi fra i Troiani a combattere
arricchendo la grande gloria di (mio) padre e mia.
Bene infatti io ciò conosco in cuore e mente:
sarà giorno in cui ad un certo punto finirà in rovina Ilio sacra,
e Priamo, e la gente del buon-giavellotto Priamo.
Ma
a me non tanto dei Troiani sta a cuore il dolore futuro
Né di
[mia madre] stessa Ecuba, né di [mio padre] Priamo signore
Né dei
fratelli, per quanto in molti e valorosi
Nelle ceneri cadano, sotto uomini ostili -
Quanto
di te!, qualora uno degli Achei maglia-di-bronzo
Piangente ti conduca dal libero giorno lontano;
[…]; e per te ancora rinnovato sarà il
dolore
D’esser priva dell’uomo che poteva difenderti dallo schiavo giorno.
Ma
me, ormai morto, la terra versata del tutto ricopra
Prima, prima che
io senta d’un tuo grido, di violenza a te inflitta.

(Omero, Iliade VI 440-465)

Τὴν δ' αὖτε προσέειπε μέγας κορυθαίολος Ἕκτωρ·
ἦ καὶ ἐμοὶ τάδε πάντα μέλει γύναι· ἀλλὰ μάλ' αἰνῶς
αἰδέομαι Τρῶας καὶ Τρῳάδας ἑλκεσιπέπλους,
αἴ κε κακὸς ὣς νόσφιν ἀλυσκάζω πολέμοιο·
οὐδέ με θυμὸς ἄνωγεν, ἐπεὶ μάθον ἔμμεναι ἐσθλὸς
αἰεὶ καὶ πρώτοισι μετὰ Τρώεσσι μάχεσθαι
ἀρνύμενος πατρός τε μέγα κλέος ἠδ' ἐμὸν αὐτοῦ.

εὖ γὰρ ἐγὼ τόδε οἶδα κατὰ φρένα καὶ κατὰ θυμόν·  
> ἔσσεται ἦμαρ ὅτ' ἄν ποτ' ὀλώλῃ Ἴλιος ἱρὴ
καὶ Πρίαμος καὶ λαὸς ἐϋμμελίω Πριάμοιο.
ἀλλ' οὔ μοι Τρώων τόσσον μέλει ἄλγος ὀπίσσω,
οὔτ' αὐτῆς Ἑκάβης οὔτε Πριάμοιο ἄνακτος
οὔτε κασιγνήτων, οἵ κεν πολέες τε καὶ ἐσθλοὶ
ἐν κονίῃσι πέσοιεν ὑπ' ἀνδράσι δυσμενέεσσιν,
ὅσσον σεῦ, ὅτε κέν τις Ἀχαιῶν χαλκοχιτώνων
δακρυόεσσαν ἄγηται ἐλεύθερον ἦμαρ ἀπούρας·
[…]· σοὶ δ' αὖ νέον ἔσσεται ἄλγος
χήτεϊ τοιοῦδ' ἀνδρὸς ἀμύνειν δούλιον ἦμαρ.
> ἀλλά με τεθνηῶτα χυτὴ κατὰ γαῖα καλύπτοι
πρίν γέ τι σῆς τε βοῆς σοῦ θ' ἑλκηθμοῖο πυθέσθαι.

Questa!, cazzo, è Sincronizzazione fra Amanti - mica le stronzatine tipo “ti amo - ti amo - baubau - miciomicio - taffetà - taffetà, tesoro” (e se non capite quest’ultima battuta, andate a guardarvi Frankenstein Junior :))

Commosso al contatto di quelle voluttà che somigliavano a dei ricordi, intenerito al pensiero d'un passato male impiegato, di tante colpe, di liti, di tante cose da nascondersi reciprocamente, lui si mise a piangere; e le sue lacrime calde colarono, nelle tenebre, sulla spalla nuda della sua cara e sempre attraente amante. Lei trasalì, si sentì, anche lei, intenerita e turbata. Le tenebre rassicuravano la sua vanità ed il suo dandysmo di donna fredda. Questi due esseri decaduti, ma sofferenti ancora del loro residuo di nobiltà, s'intrecciarono spontaneamente, confondendo, nella pioggia delle loro lacrime e dei loro baci, le tristezze del loro passato con le loro speranze assai incerte d'avvenire. È presumibile che mai, per loro, la voluttà fu così dolce come in questa notte di malinconia e di carità; — voluttà saturata di dolore e di rimorsi.
Attraverso il nero della notte, lui aveva guardato dietro sè negli anni profondi, poi s'era gettato fra le braccia della sua colpevole amica, per ritrovarvi il perdono che lui le accordava.

Baudelaire, Fusées

Ému au contact de ces voluptés qui ressemblaient à des souvenirs, attendri par la pensée d'un passé mal rempli, de tant de fautes, de tant de querelles, de tant de choses à se cacher réciproquement, il se mit à pleurer; et ses larmes chaudes coulèrent, dans les ténèbres, sur l'épaule nue de sa chère et toujours attirante maîtresse. Elle tressaillit, elle se sentit, elle aussi, attendrie et remuée. Les ténèbres rassuraient sa vanité et son dandysme de femme froide. Ces deux êtres déchus, mais souffrant encore de leur reste de noblesse, s'enlacèrent spontanément, confondant, dans la pluie de leurs larmes et de leurs baisers, les tristesses de leur passé avec leurs espérances bien incertaines d'avenir. Il est présumable que jamais, pour eux, la volupté ne fut si douce que dans cette nuit de mélancolie et de charité; — volupté saturée de douleur et de remords.
A travers la noirceur de la nuit, il avait regardé derrière lui dans les années profondes, puis il s'était jeté dans les bras de sa coupable amie, pour y retrouver le pardon qu'il lui accordait.

E ciò che è più bello e terrificante è il contenuto della comunicazione tra Amanti sincronizzati.

Ogni giorno, con precisione chirurgica, i due Amanti si assegnano ruoli e responsabilità.
Quando fatiche, noie, distrazioni li allontanano l’uno dall’altro litigano!, condividendo una Collera ed una Gelosia divine, che quasi sempre si dissolvono in un’esplosione di Lussuria sublime.

E quando uno dei due amanti sta male, lo stesso identico dolore crocifigge carne ed anima dell’altro.

Il supremo ed assurdo Piacere dell’Amore è proprio questo: intendersi a tal punto da condividere il Dolore. Ciò rende l’Amore infinitamente superiore all’Innamoramento.

Quanti di voi, per il bene di chi dicono d’amare, sono disposti a sopportare il dolore, a rinunciare al proprio piacere personale, al proprio futuro, a se stessi!?

Attenzione!: non sto parlando

  • di quelle miserabili rinunce da donnicciola che rinuncia agli studi, alla carriera, alla libertà per rifugiarsi in una comoda, ipocrita esistenza da mantenuta - gingillo da salotto, recipiente di cazzi, sguattera, cagafigli - magari con qualche amante di passaggio per dimenticare la propria miseria.
  • di quelle miserabili rinunce da satiro sfigato che s’accontenta d’accoppiarsi e metter su “famiglia” col primo tegame imbellettato che raccatta in discoteca, per poi barcamenarsi di nascosto fra squallidi rapporti extraconiugali con altri tegami raccattati allo stesso modo, perché ha troppa paura d’osare qualcosa di Meglio - perché ha paura di scoprirsi solo.
  • di quelle miserabili rinunce da innamoratini della domenica che scappano di casa illusi che al loro sedicente amore bastino “due cuori e una capanna”, illusi che l’Amore non abbia responsabilità, illusi di poter evitare la vita di tutti i giorni.

Io parlo di Qualcosa che è infinitamente più nobile, santo, fatale.