E la massima di oggi è...
Grimorium Nigrum - grammatica delle Anime
... Disprezza tutti quelli che calcolano il prezzo delle cose senza capirne il valore

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PARLIAMO D’AMORE…

I DUE ESTREMI DEL NON-AMORE:

Primo estremo

Secondo estremo

L’INNAMORAMENTO

L’Innamoramento è (in un certo senso) sopra-naturale

L’Innamoramento t’amplifica

L’Innamoramento è un demone

L’Innamoramento è (in buona parte) casuale

L’Innamoramento è (in buona parte) irrazionale

L’Innamoramento non va scambiato con l’intesa sessuale

L’Innamoramento proietta qualcosa di te su un altro

Se l’Innamoramento è proiezione di qualcosa di te su un altro, non è Amore Completo

L’AMORE COMPLETO:

L’Amore vero si riconosce davanti al Dolore

L’Amore “sincronizza” – nel Piacere e nel Dolore

L’Amore è realista

L’Amore è falsificazionista ed ingordo di Perfezione

Amore Bianco e Amore Nero

APPENDICE – PUOI FAR INNAMORARE QUALCUNO DI TE?

CONCLUSIONI - I Paradossi dell’Arte

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L’AMORE COMPLETO

L’AMORE VERO SI RICONOSCE DAVANTI AL DOLORE

Bouguereau

Ho trovato la definizione del Bello, del mio Bello. È qualcosa d’ardente e triste, qualcosa un po’ vago, lasciante spazio alla congettura. Applico, volendo, le mie idee ad un oggetto sensibile, per esempio all’oggetto più interessante nella società, ad un viso di donna. Una testa seducente e bella - una testa di donna, voglio dire - è una testa che fa sognare allo stesso tempo, — ma in una maniera confusa, — voluttà e tristezza; che comporta un’idea di malinconia, di spossatezza, persino di sazietà, — sia un’idea contraria, cioè un ardore, un desiderio di vivere, associati con un’asprezza/amarezza che rifluisce, come se venisse da privazione o da disperazione. Il mistero, il rimpianto, sono anch’essi caratteri del Bello. Una bella testa d’uomo non ha bisogno di comportare, agli occhi d’un uomo, beninteso, — eccetto che, forse, agli occhi d’una donna, — quest’idea di voluttà, che, in un viso di donna, è una provocazione tanto più attraente quanto più il viso è, in generale, malinconico. Ma questa testa conterrà anche qualcosa d’ardente e triste, — dei bisogni spirituali, — delle ambizioni tenebrosamente represse, — l’idea d’una potenza ringhiante e senza impiego, — talvolta l’idea di un’insensibilità vendicatrice (dato che il tipo ideale del Dandy non va trascurato in quest’argomento); talvolta anche, — ed è uno dei caratteri della bellezza più interessanti — il mistero, ed infine (perché io abbia il coraggio di confessare fino a che punto mi sento moderno in estetica), l’infelicità. Non pretendo che la Gioia non possa associarsi con la Bellezza, ma dico che la Gioia ne è uno degli ornamenti più volgari, mentre la Malinconia ne è per così dire l’illustre compagna, a tal punto che quasi non concepisco (il mio cervello sarebbe uno specchio stregato?) un tipo di Bellezza in cui non vi sia Infelicità.

Baudelaire, Fusées

J’ai trouvé la définition du Beau, de mon Beau. C’est quelque chose d’ardent et de triste, quelque chose d’un peu vague, laissant carrière à la conjecture. Je vais, si l’on veut, appliquer mes idées à un objet sensible, à l’objet par exemple, le plus intéressant dans la société, à un visage de femme. Une tête séduisante et belle, une tête de femme, veux-je dire, c’est une tête qui fait rêver à la fois, — mais d’une manière confuse, — de volupté et de tristesse; qui comporte une idée de mélancolie, de lassitude, même de satiété, — soit une idée contraire, c'est-à-dire une ardeur, un désir de vivre, associés avec une amertume refluante, comme venant de privation ou de désespérance. Le mystère, le regret sont aussi des caractères du Beau. Une belle tête d’homme n’a pas besoin de comporter, aux yeux d’un homme bien entendu, — excepté, peut-être, aux yeux d’une femme, — cette idée de volupté, qui, dans un visage de femme, est une provocation d’autant plus attirante que le visage est généralement plus mélancolique. Mais cette tête contiendra aussi quelque chose d’ardent et de triste, — des besoins spirituels, — des ambitions ténébreusement refoulées, — l’idée d’une puissance grondante et sans emploi, — quelquefois l’idée d’une insensibilité vengeresse (car le type idéal du dandy n'est pas à négliger dans ce sujet); quelquefois aussi, — et c’est l’un des caractères de beauté les plus intéressants — le mystère, et enfin (pour que j’aie le courage d’avouer jusqu’à quel point je me sens moderne en esthétique), le malheur. Je ne prétends pas que la Joie ne puisse pas s’associer avec la Beauté, mais je dis que la Joie est un des ornements les plus vulgaires, tandis que la Mélancolie en est pour ainsi dire l’illustre compagne, à ce point que je ne conçois guère (mon cerveau serait-il un miroir ensorcelé?) un type de Beauté où il n’y ait du Malheur.

Ho scelto questo quadro di Bouguereau perchè secondo me, nonostante Bouguereau sia stato accusato di dipingere un classicismo lontano dalla realtà, questo volto esprime straordinariamente ciò che intendeva il suo quasi-contemporaneo e concittadino Baudelaire (citato qui accanto).

Una bellezza che io trovo altera, profonda, triste.

Ma quanti saprebbero amarla pienamente?

Ho già fatto notare che quasi tutta la gente scansa vigliaccamente il Dolore. Rifiuta il pensiero stesso d’esserne sfiorata.

Poooverini quelli che soffrono… meno male che non ci sono io al posto loro!!!”: questo pensiero è un marchio d’infamia diffusissimo.

Pensate ai pottini con pruriti sociali che, ogni estate, la menano con gli animali abbandonati sulle strade - eppure nessuno di loro si preoccupa degli esseri umani che ogni giorno sono scansati ed abbandonati perché il loro tormento è giudicato uno spettacolo indecente.
E quando finalmente il Dolore compare in TV, lo si ridipinge con tinte ignobilmente patetiche/rassicuranti e con messaggi commerciali tipo: “Versate soldi al [fondo terremotati / ricerca su cancro -etc. etc.] dalle vostre comode poltrone, e vi sciacquerete la coscienza!!”
Nel frattempo, altri pottini televisivi esaltano lo Spettacolo della Trasgressione - ma la loro miserabile Trasgressione è giocosa e superba - non è sincera protesta/rivolta, ma solo spettacolo - meschino stratagemma per continuare a fuggire!;

E certi cari figli di papà che si esibiscono per strada con impegni civili e/o magliette di Che Guevara non sono migliori di quei pottini: pure loro fuggono e fanno spettacolo, anche se ad un diverso tipo di pubblico!

Ci troviamo di fronte ad una società nella quale anche il dolore fisico viene trasformato in performance spettacolare dai mezzi mediatici. [...] Anche l'ospedale, luogo solitamente immune da qualsiasi influenza esterna, dove l'uomo, nell'esperienza del dolore, abbandona ogni sovrastruttura propria della società, è qui teatro.

Recensione di Laura Poluzzi a Nashville (1975) di Robert Altman e Guy Debord

Già, le poche volte che non sfuggiamo al dolore, pretendiamo che quel dolore faccia lo spettacolo piagnucoloso che piace ai più – e quante volte condanniamo istericamente!, e bolliamo come “freddi” e “falsi” coloro che fronteggiano il dolore con spregio fermo e nobile ironia!!

Lasciate che vi descriva io uno spettacolo davvero bello:**

Una volta, ho incontrato una giovane studentessa che affrontava terribili problemi scolastici e di salute.

Non hai vita mica tanto allegra quando la condividi con le cicatrici d’un tumore che t’impediscono di godere delle frivole spensieratezze dei tuoi coetanei. Il dolore, in quella situazione, è terribile – perché non è solo dolore del corpo. L’anima è squarciata dalla consapevolezza di ciò che ti è negato.

Molte persone sono divorate da questa consapevolezza. I loro corpi si deformano (magri/ossuti in alcuni; flaccidi/obesi in altri; ma sempre per lo stesso, perenne rancore e/o ansia), i loro sguardi si offuscano o incarogniscono, i loro pensieri e parole s’inacidiscono. Insomma, queste persone sprofondano sempre più nel Dolore, prosciugate dai Demoni che sguazzano in esso…

Ma in rarissimi, meravigliosi casi accade qualcosa che io definirei… miracolo.

Questa ragazza non mostrava un fisico deformato dal peso del Dolore. Sorrideva, e mi guardava dritta negli occhi senza tradire ansie o rancori. C’era un retrogusto di commozione nel suo sguardo, ma non era la commozione il suo elemento dominante. L’elemento dominante del suo sguardo era invece una miscela di disincanto e determinazione.

Era lo sguardo di chi ha preso raffiche di calci in culo dagli dei e nonostante tutto gli ringhia ancora contro: “No, io non mi arrendo. Non mi arrendo, cazzo”.

Era uno sguardo già adulto, insomma.

Era lo sguardo d’una Donna infinitamente più metallica di tanti pseudo-Metallari buoni solo a vantarsi di quattro lividi ricavati da un pur nobile pogo.

E tutto ciò la rendeva bellissima – una delle creature più belle che abbia mai visto, e lo dico senza quel retrogusto maligno e morboso che spesso mi diverto a mescolare nei miei discorsi.

** Dedicato a C. T.. Nel mio miserabile piccolo, prego che tu tenga sempre duro, puella: prima o poi questa tua Bellezza trova sempre rivincita.

E così […] divenni un ribelle. Da allora è cresciuta in me la convinzione che cose di fondamentale importanza per la gente non sono assicurate dalla sola ragione ma devono essere acquistate col soffrirle. La sofferenza è la legge degli esseri umani; la guerra è la legge della giungla. Ma la sofferenza è infinitamente più potente della legge della giungla per convertire l’avversario ed aprire le sue orecchie, che sono altrimenti chiuse, alla voce della ragione. Nessuno ha probabilmente redatto più petizioni e sposato più cause perse di me, e sono giunto a questa fondamentale conclusione - che se tu vuoi che qualcosa di davvero importante sia fatto, non devi solamente soddisfare la ragione; devi muovere anche il cuore. L’appello alla ragione è più per la testa, ma la penetrazione del cuore viene dalla sofferenza. Essa apre la comprensione interiore dell’uomo. La sofferenza è il marchio della razza umana, non la spada.

Gandhi, in Young India, 4 novembre 1931
And so […] I became a rebel. Since then the conviction has been growing upon me, that things of fondamental importance to the people are not secured by reason alone but have to be purchased with their suffering. Suffering is the law of human beings; war is the law of the jungle. But suffering is infinitely more powerful than the law of the jungle for converting the opponent and opening his ears, which are otherwise shut, to the voice of reason. Nobody has probably drawn up more petitions or espoused more forlorn causes than I, and I have come to this fundamental conclusion that if you want something really important to be done, you must not merely satisfy the reason, you must move the heart also. The appeal of reason is more to the head, but the penetration of the heart comes from suffering. It opens up the inner understanding of man. Suffering is the badge of the human race, not the sword.

Morale della storia? Il nobile/crudo/sincero SPETTACOLO DEL DOLORE è l’unica vera Trasgressione ed Insegnamento che ho mai conosciuto in vita mia. E solo il Vero Amore ha le palle di partecipare a questo Spettacolo – con discrezione, con premura e persino con voluttà.

Eschilo, autore di possenti tragedie, diceva: πάθει μάθος, “con la Sofferenza l’Insegnamento” (Agamennone 177).

Io aggiungo: πάθει κάλλος, “con la Sofferenza la Bellezza”.